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Ave Maria Ornamentum Dei

Ente ceramica collabora alla mostra dedicata ai volti della Madonna secondo i ceramisti di Faenza e la Bottega Pascucci di Gambettola che si terrà a Riolo Terme nella Sala San Giovanni.
15-06-2017
La Madonna, il piccolo Gesù, la Sacra Famiglia… immagini che hanno appassionato artisti di ogni epoca e che sono state interpretate con materiali di ogni tipo. Anche la Bottega Pascucci di...

Buongiorno Ceramica 2017: il programma

Dal 2 al 4 giugno 2017 torna a Faenza Buongiorno Ceramica, la grande festa della ceramica, con eventi in botteghe, laboratori ceramici e musei.
17-05-2017
Nei giorni 2-3-4 giugno 2017 si svolge in tutta Italia Buongiorno Ceramica, la grande festa della ceramica italiana, promossa e coordinata da AiCC Associazione Italiana Città della Ceramica. Qui trovate il...

Breve Storia

Faenza - “faience”

La ceramica a Faenza vanta una tradizione plurisecolare che ancora oggi continua a rivestire.
La città, per la natura del territorio ricco di argille adatte alla foggiatura e per la stategica posizione geografica che ne faceva un punto d'incontro tra la cultura padana e quella toscana, seppe costituirsi come centro ceramico di primaria importanza sin dal Medioevo. I suoi vasai seppero sviluppare e perfezionare nel corso dei primi secoli dopo il Mille su forme semplici e generalmente legate all'uso domestico, due importanti procedimenti tecnici per il rivestimento dei manufatti: la "smalatura" e l' "ingobbiatura".
Passato il periodo "arcaico" le maiolche si perfezionano nella bianchezza e corposità dello smalto, nella tavolozza cromatica e nella complessità degli ornati. 
Durante il periodo medievale gli ornati richiamano i repertori decorativi delle arti applicate (miniatura, stoffe);  motivi vegetali stilizzati, come tralci con foglie o elementi floreali, oppure zoomorfi, come pesci e uccelli talvota interpretati in chiave fantastica, ed anche araldici, spesso riferiti ad esponenti delle famiglie che caratterizzarono la storia della città. Durante il periodo Rinascimentale si svilupparono ornati derivati dal mondo bizantino, dalla cultura araba ed anche ispirati al Medio ed Estremo Oriente.
Tra i vari ornati ricordiamo quella chiamata " ad occhio di penna di pavone" che la storiografia locale ottocentesca riteneva allusiva da parte dei ceramisti alla figura di Cassandra Pavoni, la donna amata da Galeotto Manfredi, signore di Faenza dal 1477 al 1488.
Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, le maioliche ormai giunte al massimo della perfezione tecnica, vengono ornate da motivi ispirati alle porcellane orientali e soprattutto dalla figura umana che man mano assume grande risalto, come le "belle donne", fino ad arrivare al gusto narrativo che viene chiamati "istoriato", dove emerge uno stretto legame tra i maiolicari e i pittori. I maestri faentini, quasi tutti anonimi, si cimentarono in rappresentazioni bibliche e mitologiche, tratte da illustrazioni di libri o stampe, e destinate ad una committenza colta.
Il percorso di ricerca tecnica da parte dei ceramisti faentini non si ferma ed introducono uno smalto dal colore grigio-azzurro, nasce cosi la maiolica "berettina". Su questa maiolica troveranno spazio temi decorativi come i festoni di foglie e frutti, le grottesche, i trofei d'armi, i quartieri ed anche gli istoriati.
Attorno alla metà del Cinquecento i maiolicari per dare un nuovo impulso ai loro prodotti ed introdurranno un genere oggi denominato "bianchi di Faenza", che vedrà protagonista la forma degli oggetti. Accanto alle forme usuali si affiancarono una variegata, e a volte stravagante, serie di forme ispirate sia ai modelli metallici. La decorazione sarà limitata a piccole figure, putti, stemmi, leggere girali vegetali, cartterizzati da una veloce realizzazione, appena schizzata o compendiata, chiamata "compendiario".
I "bianchi" e la maniera "compendiaria" incontrarono una tale fortuna da indurre i maestri faentini ad allargare i loro mercati cercando nuovi spazi di lavoro in altre città e paesi; abbiamo infatti testimonianza della loro attività a Torino, Verona Genova ed anche in Francia, Olanda e nell'Europa orientale.
La fama dei "bianchi" fu tale che a partire dal XVII secolo, e ancora oggi, maiolica si dice “faience”, francesizzazione di Faenza.
Nel 1693 nasce la Fabbrica dei conti Ferniani, che diventerà il cenacolo della vita artistica, centro di attrazione per i forestieri oltre che laboratorio aperto alle nuove tecnologie. Avviata inizialmente come continuazione dei modelli dei "bianchi" la fabbrica, verso la metà del Settecento, si ispirerà alle nuove mode in voga nelle manifatture europee e durante la secoda metà del secolo affiancherà ai tradizionali modi di lavoro anche la nuova tecnica del "piccolo fuoco" e l'adozione del nuovo prodotto ceramico, d'invenzione inglese, la Terraglia.
Alla fine del XIX secolo, chiusa la Fabbrica Ferniani, la ceramica faentina attraversa una forte crisi produttiva. All'inizio del Novecento si vede la ripresa con le Fabbriche Riunite di Ceramica, che riattivarono le fabbriche ottocentesche sotto un'unica gestione, e la Fabbrica dei Fratelli Minardi.
Le officine faentine di inzio secolo, depositarie dell'antica arte della ceramica, furono terreno di nuove esperienze e centro diformazione per le nuove generazioni perhè si perpetuasse non solo il patrimonio del saper fare ma anche trasmettere la passione dell'arte della ceramica. Passione e maestria che ancora oggi caratterizzano le nostre botteghe ed atelier.